L’analisi è suddivisa in sette aree che ci dicono, in cifre, come sono cambiate le abitudini di tutti i giorni negli ultimi 30 anni. Si parte dalla demografia e dagli stili di vita (I), per poi passare alle condizioni di salute (II), alle caratteristiche della casa e dell’abitare (III), alla mobilità e ai trasporti (IV), al tempo libero (V), alla socialità (VI) e all’impegno per la sostenibilità (VII), cioè per il futuro.
- QUANTI SIAMO, CON CHI STIAMO
La popolazione italiana è cresciuta da 57 milioni nel 1993 fino a un picco di 60 nel 2014, per poi subire un declino progressivo che ha portato agli attuali 59 milioni. Le proiezioni indicano che entro il 2050 si potrebbe scendere sotto i 55 milioni, con una marcata prevalenza della popolazione anziana. Il calo demografico è guidato dal crollo della natalità: da oltre un milione di nascite del 1964 (con 2,7 figli per donna) si è passati a soli 379 mila nati nel 2023, con 1,2 figli in media: meno della metà. Ci sono state anche trasformazioni profonde nelle famiglie: i giovani prolungano i cicli formativi e faticano a raggiungere l’autonomia economica; le donne partecipano sempre più al mercato del lavoro; il matrimonio non è più un passaggio obbligato, mentre crescono separazioni, divorzi, convivenze e nascite fuori dal matrimonio. Una famiglia svuotata ed esplosa, quindi, è una solitudine galoppante.
- COME STIAMO
L’Italia ha registrato un significativo miglioramento della salute della popolazione: la speranza di vita ha raggiunto 83,4 anni nel 2024 (81,4 per gli uomini, 85,5 per le donne), tra le più elevate d’Europa. Il concetto di salute si è ampliato includendo la dimensione psicologica, affiancando all’obiettivo di “aggiungere anni alla vita” quello di “aggiungere vita agli anni”. Nel corso del tempo le malattie infettive – Covid a parte – sono diminuite, mentre sono cresciute quelle croniche come diabete, problemi al cuore, tumori e malattie respiratorie, che insieme oggi causano oltre il 70% dei decessi. Tra le cause principali ci sono stili di vita poco sani come muoversi poco, fumare, mangiare male e bere troppo alcol. L’Italia se la cava meglio rispetto alla media europea per obesità e fumo, mentre col vino, si sa, siamo più indulgenti, anche perché è un orgoglio nazionale.
- DOVE ABITIAMO
Nel corso degli ultimi trent’anni si è registrato un ulteriore aumento delle famiglie proprietarie della propria abitazione, che sono passate dal 66,8% del 1993 al 73,5% del 2023 (un record!), mentre parallelamente la quota di affittuari si è ridotta dal 25,5% al 17,5%. La spesa per la casa resta il problema principale per oltre la metà delle famiglie, e sempre più persone faticano a sostenerne i costi. Sul fronte tecnologico, la trasformazione delle abitazioni italiane è stata altrettanto profonda e rapida, basti pensare che nel 1998 quasi la totalità delle famiglie disponeva di un telefono fisso mentre solo una piccola minoranza usava esclusivamente il cellulare, situazione che nel 2023 si è completamente ribaltata con più della metà delle famiglie che utilizza solo lo smartphone per comunicare.
Dotazioni telefoniche e digitali delle famiglie 1998 – 2023 (%)

Sul fronte digitale, la quota di utilizzatori regolari di Internet nella fascia 16-74 anni è balzata dal 33,5% del 2007 all’85,5% del 2023, riducendo il divario con la media UE da 16 a meno di 5 punti percentuali. La nostra modernità ha la sostanza di uno schermo al plasma.
- MUOVERSI, MUOVERSI
L’automobile privata resta il mezzo di trasporto dominante, con l’81% delle famiglie che ne possiede almeno una (+3,2% rispetto al 1997) e una famiglia su tre ne possiede almeno due. Circa un terzo delle famiglie (32,7%) dichiara di avere difficoltà a utilizzare i mezzi pubblici, con un divario marcato tra il Nord, dove il trasporto pubblico è più efficiente, e il Centro e il Sud, dove la situazione è più difficile. Infatti, circa un terzo delle famiglie di queste aree lamenta scarsi collegamenti con i mezzi pubblici e finisce per usare quasi sempre l’auto. Anche il treno, più apprezzato degli altri mezzi, è più diffuso al Nord (38%, + 4 punti in trenta anni), cresce molto al Centro (35%, + 8 punti) mentre cala al Sud fino al 23%. Negli ultimi anni si è registrata una crescita dell’uso di biciclette e monopattini elettrici, sostenuta da incentivi e servizi di sharing nelle aree urbane. Il car sharing ha coinvolto circa 700.000 persone, segnalando un orientamento verso modelli di mobilità più condivisi e sostenibili. Accesso, oltre il possesso.
- CHE SE NE FA, DEL TEMPO LIBERO
Anche per le tecnologie, il modo in cui gli italiani si informano e si intrattengono è cambiato radicalmente. La televisione è ancora il mezzo più usato, ma sempre meno la guardano ogni giorno: si è passati dall’88,9% del 1993 al 69,5% del 2023, con l’eccezione degli over 74. Smartphone, piattaforme streaming e Smart TV ci hanno abituato ben oltre lo zapping a scegliere cosa guardare o ascoltare, quando e dove. Anche la musica si consuma quasi sempre online, e il suo ascolto è passato dal 30,6% (2016) al 45,6% (2022), con picchi dell’84% tra i 15-19enni. La lettura rimane un’abitudine poco diffusa: nel 2023 solo il 40% della popolazione ha letto almeno un libro durante l’anno per motivi non scolastici o professionali, un dato tra i più bassi d’Europa. Allo stesso modo, uscire per andare a teatro, a un concerto o a una mostra rimane un’abitudine minoritaria, e quasi la metà non lo ha mai fatto nel corso dell’anno. Siamo più ricchi di musica, più poveri del resto.
- PARTECIPARE IN ALTRO MODO
Negli ultimi 30 anni le relazioni sociali sono diminuite in Italia: la quota di chi frequenta almeno un amico ogni settimana è scesa dal 73% del 1993 al 59% del 2023, un calo che riflette ritmi di vita più frenetici e un carico di impegni lavorativi e familiari che lascia poco spazio alle relazioni, penalizzando soprattutto le donne. Sul fronte dell’impegno civico, i partiti e i sindacati hanno perso centralità a favore di nuove forme di partecipazione, dal volontariato ai movimenti per i diritti e l’ambiente, segno che le priorità sociali sono cambiate. E non finiscono di stupire, come accade ad esempio per la partecipazione elettorale.
- AMBIENTALISTI PER FORZA
L’attenzione al cambiamento climatico è una delle trasformazioni culturali più significative degli ultimi venticinque anni, con la quota di italiani che si dichiarano preoccupati salita dal 36% del 1998 al 59% del 2023. Un’accelerazione si è registrata intorno al 2019, in coincidenza con la diffusione del movimento Fridays for Future. Dietro questo cambiamento ci sono sia le conseguenze sempre più visibili del cambiamento climatico, sia una maggiore attenzione pubblica al tema, alimentata dal dibattito scientifico e mediatico. Non possiamo più fare finta di niente.




