Fino a pochi istanti fa il turismo (online) era costituito da piattaforme separate, ognuna con un compito ben preciso: voli, hotel, auto o comparazioni, tutto era a compartimenti stagni. Oggi, però, TTG ci fa sapere che questo modello sta cambiando rapidamente perché la specializzazione non basta più e i grandi player – nell’ansia di crescere sempre ed occupare tutti gli spazi disponibili – puntano a diventare ecosistemi completi. E soprattutto a farlo sapere, per spaventare o anche solo veder crescere di qualche punto il valore delle proprie azioni. Ad esempio Airbnb, nata come simbolo dell’home sharing, sta ampliando il proprio raggio d’azione includendo anche gli hotel e investendo in esperienze e itinerari, e con nuove funzionalità, tra cui la consegna della spesa, i transfer aeroportuali, il deposito bagagli e il noleggio auto, come fa anche Booking.com. Anche Uber sta provando a trasformarsi in un marchio del viaggio a 360 gradi, introducendo servizi turistici come le escursioni in barca in diverse destinazioni europee, mentre Google sta integrando funzioni che permettono di prenotare direttamente attraverso l’intelligenza artificiale. Il risultato è un settore sempre più integrato e dominato da poche grandi piattaforme “tuttofare” che cercano di trattenere l’utente dall’inizio alla fine del viaggio. Concept store di servizi.




