“Dall’inizio della guerra in Iran, i prezzi dei biglietti sono saliti alle stelle, alcuni voli sono stati cancellati e si è diffuso il timore di rimanere senza jet fuel”, scrive Le Monde riferendosi ad Air France-KLM. L’intero settore del trasporto aereo ha dovuto affrontare uno shock energetico di vasta portata. Il prezzo del cherosene ha registrato un aumento doppio di quello del petrolio. Già prima del conflitto rappresentava dal 20% al 30% dei costi delle compagnie. La riapertura dello Stretto di Ormuz alleggerirà questa pressione, ma il prezzo del cherosene dovrebbe rimanere su livelli ben superiori rispetto alle ipotesi su cui le compagnie avevano basato i propri bilanci. Dice Paul Chiambaretto di MBS: «Nel settore si usa la metafora del razzo e della piuma: quando il prezzo del cherosene sale, i prezzi dei biglietti schizzano alle stelle, come un razzo. Quando scende, questi stessi prezzi ridiscendono molto lentamente, come una piuma.» Dall’inizio del conflitto, più di 20 vettori hanno introdotto supplementi carburante o aumenti tariffari. Il trasporto aereo è forte, essendo passato da 500 milioni di passeggeri nel 1975 (pari al 12% della popolazione totale dell’epoca) a oltre 4,4 miliardi nel 2025 (il 55% di quella attuale), ma la debolezza del settore è economica. Se diversi vettori hanno cancellato voli e collegamenti, è soprattutto perché l’equazione finanziaria non è sostenibile con il cherosene a questi livelli. Ancora la spirale petrolio-guerra-petrolio.




