IL PARADOSSO TUTTO ITALIANO DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

Sostiene LaVoce che, nonostante i numerosi record superati dal mercato del lavoro negli ultimi anni, l’Italia registra il tasso di occupazione più basso d’Europa: solo il 47,6 per cento delle persone tra i 20 e 29 anni risulta occupato. Questo dato, rispetto ad altri paesi europei come Germania o Paesi Bassi (dove l’occupazione giovanile supera stabilmente il 75 per cento), denota un mismatch profondo tra formazione, domanda e offerta di lavoro. Mentre nel resto d’Europa il passaggio dall’istruzione al lavoro è fluido e spesso integrato, in Italia questa transizione appare bloccata. In più, una parte della scarsa occupazione giovanile “emersa” potrebbe nascondere una partecipazione massiccia a settori caratterizzati storicamente da un’alta incidenza di lavoro irregolare, come il turismo e la ristorazione. Se i giovani lavorano, ma lo fanno in maniera irregolare, non solo rimangono invisibili, ma restano privi di tutele, contributi e prospettive di crescita salariale, alimentando un  circolo vizioso di bassi salari. Non “lavorare meno”, ma “lavorare di più, in regola e pagati di più”.

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