SOPRA LA PANCA IL TURISMO CAMPA. MA SOTTO?  (Da un articolo pubblicato su Lavoce.info)

Il turismo in Italia vola, ma a quale prezzo? I dati ufficiali più recenti dipingono un quadro apparentemente idilliaco per il nostro Paese. La forza della nostra marca nazionale è indiscutibile: secondo la recente survey condotta in Europa da Swg per Confcommercio, ben il 54% degli europei esprime un forte desiderio di visitare l’Italia. A conferma di questo trend, il Ministero del Turismo ha registrato a luglio un incremento del 6,45% degli arrivi stranieri, accompagnato da un solido +18% delle presenze complessive nel primo quadrimestre dell’anno e da un balzo del 61% del saldo della bilancia turistica nei primi due mesi. Inoltre, con una tariffa media di 153 euro per notte, l’Italia si posiziona come la destinazione più apprezzata e competitiva sui portali di prenotazione online rispetto a competitor storici come Francia, Spagna e Grecia.

Tuttavia, noi di SL&A, che da oltre trent’anni affianchiamo le destinazioni nella definizione delle migliori strategie territoriali, sappiamo bene che una crescita sana non può basarsi esclusivamente sul low cost e sulla compressione dei costi. Se guardiamo “sotto la panca”, emerge il vero rovescio della medaglia: un modello occupazionale fragile e precario. I dati Inps parlano chiaro e mostrano uno squilibrio sociale ed economico che rischia di minare il futuro stesso del comparto:

  • Bassa qualifica: il 92% degli addetti è inquadrato come operaio o apprendista (la media nazionale negli altri settori è del 57%).
  • Salari dimezzati: il reddito medio annuo di un lavoratore del turismo è di appena 11.400 euro, contro una media nazionale di 24.500 euro.
  • Precarietà diffusa: il 58% dei contratti è part-time (nel 70% dei casi involontario) e solo il 46% dei lavoratori gode di un contratto a tempo indeterminato.
  • Stagionalità e Irregolarità: solo il 64,5% delle imprese ricettive è attivo tutto l’anno. Questo genera un tasso di stagionalità contrattuale sette volte superiore alla media e un preoccupante tasso di irregolarità: il 31% dei lavoratori in nero accertati in Italia appartiene a questo settore.

Questi numeri dimostrano che festeggiare la sola domanda estera ignorando il calo del mercato interno (+2% per gli italiani) e la perdita di potere d’acquisto è una scelta miope. Nel turismo la qualità dell’accoglienza è legata a doppio filo al fattore umano, che non è surrogabile. La vera sfida competitiva non si gioca sul prezzo più basso, ma sulla capacità di generare valore reale, destagionalizzare i flussi e valorizzare le competenze di quel 40% di giovani under 30 che oggi rappresentano la spina dorsale del settore.

Il turismo deve smettere di essere un mero fattore “estrattivo” dell’economia per trasformarsi in un motore di sviluppo duraturo, etico e di alta qualità. Per leggere nel dettaglio le riflessioni del nostro Presidente Stefano Landi sul futuro del comparto, vi invitiamo a leggere l’articolo completo su Lavoce.info e ad ascoltare il podcast.

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