NUOVI BISOGNI, NUOVE POVERTÀ. IL DIRITTO AL FRESCO E AL CIBO SANO

L’ondata di calore rende l’accesso al condizionatore un problema politico in tutto il mondo – scrive The Economist: con le temperature record che mettono a dura prova la pazienza e le reti elettriche, le dispute sull’aria condizionata — o sull’energia necessaria per alimentarla — rischiano di destabilizzare la politica. È un problema del tutto moderno: prima del 1960 i condizionatori quasi non esistevano nemmeno negli Stati Uniti; oggi il cambiamento climatico li ha resi una necessità quasi assoluta in gran parte del pianeta. Lo scorso novembre, il vertice sul clima COP30 a Belém, in Brasile, ha dichiarato le tecnologie di raffreddamento “infrastrutture essenziali” al pari dell’acqua, dell’energia e dei servizi igienico-sanitari. Ma la questione è complessa. Nei paesi ricchi si discute di clima ed efficienza energetica. Nei paesi poveri, il dibattito riguarda il prezzo dell’elettricità e le reti elettriche obsolete e fatiscenti. E ovunque i governi devono fare i conti con un pubblico che esige l’accesso al fresco. Mentre la politica discute, il mercato va avanti autonomamente: quest’estate le esportazioni cinesi di condizionatori verso l’UE sono aumentate del 43% su base annua. La battaglia su quanta aria condizionata debba avere il pubblico è già stata vinta dalla corsa dei cittadini ad acquistarla. ”Più condizionatori per tutti!”, direbbe Cetto Laqualunque.

D’altra parte, l’Umanità sta affrontando con successo la lotta alla fame: a livello globale è diminuita per il terzo anno consecutivo, “riducendosi” al 7,8% della popolazione. È sempre una enormità ma è meglio di niente. Il problema che si apre, ovunque, è che mangiare è necessario, ma mangiare sano sarebbe meglio, e questo nei casi più estremi non è quasi mai possibile. È più facile ed economico procurarsi cibo-spazzatura, anche se poi i costi individuali e sociali dell’obesità, del cancro e del diabete saranno enormi. Costa di più la fame o la sazietà?

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