DESTRA O SINISTRA? È una domanda che aleggia da tempo, che cosa sia di destra e che cosa di sinistra. Una volta nel 1994 era Giorgio Gaber a chiederselo (“Fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra”), prima nel 1980 c’era stato Flavio Bucci in ”Maledetti vi amerò” (“il caffè è di destra, il te è di sinistra”). Tutte definizioni datate, che fanno sorridere se non addirittura ridere. Più recentemente, l’anno scorso, una survey aveva attribuito alla sinistra la scelta di piatti veg, alla destra quelli di carne o addirittura cacciagione.
La molla di questo “speciale” è scattata leggendo una ricerca dell’Università dell’Oregon, che in sintesi dice: il turismo ha un supporto bipartisan, ma per differenti ragioni, e comunque con diverso sentimento: per i “Liberals” il turismo va tenuto a bada perché porta sovraffollamento e inquinamento, per i “Conservatives” anche se rischia di aumentare criminalità, traffico e carovita, è apprezzabile perché crea lavoro e redditi. Trasdotto in Italia, se pur con qualche forzatura assimiliamo i “Liberals” alla sinistra e i “Conservatives” alla destra, non c’è da stupirsi che il termine “overtourism” sia adottato soprattutto a sinistra con evidenti accezioni negative, mentre quello di “industria” turistica soprattutto a destra, con un giudizio positivo.
Brutalizzando, i “radical chic” che vivono nelle ZTL non tollerano i turisti ed anzi ne stigmatizzano addirittura l’esistenza oltre ai comportamenti, tutti gli altri (che incidentalmente nel nostro Paese sono la maggioranza) apprezzano invece il turismo ma soprattutto la spesa dei turisti, a patto che non diano troppo fastidio e siano molto generosi.
TUTTO IN UNA SCRITTA. Quella apparsa al Colosseo questa primavera sintetizzava efficacemente tante riflessioni e chiacchiere. Per gli ignoti estensori – che supponiamo “ipersinistri” – la questione è molto chiara: turisti a casa loro, braccia aperte ai rifugiati. Una posizione che possiamo ben immaginare specularmente opposta a quella di Futuro Nazionale, tanto per fare un esempio.

Ma uscendo dalle schematizzazioni manichee, altre due notizie ci hanno colpito a fine luglio 2026.
LA CREAZIONE SISTEMATICA DELL’ECCESSO. Da una parte sta la celeberrima carta di credito Visa con la piattaforma Destinations Italia, “un’iniziativa già attiva nelle principali destinazioni turistiche italiane – guarda caso Milano, Roma, Venezia, Firenze e Napoli – che offre ai viaggiatori un’ampia gamma di offerte, esperienze e sconti, … e tariffe speciali per le attrazioni culturali più iconiche del Paese, come il Colosseo a Roma…”. Come se ci fosse bisogno di facilitazioni e sconti per scoprire le città italiane ed i point of interest più famosi del Mondo. Sono proprio quei punti che la critica all’overtourism stigmatizza, e le Destination Management Companies locali cercano di mettere meno in evidenza, per privilegiare luoghi, momenti e stagioni diverse. Ma VISA da quest’orecchio proprio non ci sente. Peraltro il Colosseo – simbolo “iconico” per eccellenza – sta proprio lì a dimostrare la differenza tra overcrowding (sovraffollamento dovuto a croceristi, bus operators, turisti pendolari ed escursionisti vari) e overtourism, che tecnicamente non esiste, in quanto chi dorme è un turista, e finché ci sarà un posto letto o una camera legalmente disponibile, non potrà mai essere in eccesso.
Comunque se questa è la filosofia dell’industria turistica della destra, c’è poco da stare allegri.
LA STIGMATIZZAZIONE DELLA MASSA FINO ALLA GOGNA. Dall’altra parte sta una posizione come quella di Alessandro Toscano con il suo progetto fotografico Overtourism commentato da Irene Alison su “Il venerdì” del 24 luglio: “Un affresco ipnotico e inquietante sugli epicentri del turismo contemporaneo, luoghi in cui non sembra esserci più alcuno spazio per l’autenticità e lo stupore, ma solo per la mercificazione di un’esperienza di viaggio che va consumata, geotaggata e postata, … in una dinamica globale di spostamento di flussi di persone e di consumo del territorio delle città d’arte, che ormai hanno solo ed esclusivamente la vocazione di attrarre turisti”. Se questa invece fosse la filosofia economica e sociale della sinistra, anche qui ci sarebbe poco da sguazzare.
UNA TERZA VIA È POSSIBILE, ANCHE SENZA “GRANDE CENTRO”? Non è facile dare risposte senza conoscere caso per caso, checché se ne dica non esiste una ricetta unica. Tanto per restare sugli esempi giù citati, il Comune di Firenze è quello che ha condotto le azioni più drastiche a livello normativo e “strutturale”, ad esempio vietando nel centro storico i mezzi “non convenzionali” a propulsione elettrica, o limitando la trasformazione di abitazioni private in immobili per affitti brevi. Per converso Venezia, oltre ad aver introdotto il “ticket”, sperimentato i tornelli ed emanato regolamenti mirati, si sta interrogando sulla gestione del turismo, la transizione ecologica e l’economia circolare: promuovendo un modello di sostenibilità integrata per Venezia e il territorio veneto, capace di tenere insieme dimensione ambientale, economica, sociale e culturale nel bilanciare competitività turistica, tutela dell’ambiente e del patrimonio e qualità di vita delle comunità locali, verso un turismo intelligente e responsabile. Indovina quale comune è governato dalla destra e quale invece dalla sinistra?




