CATTIVE ABITUDINI

Il giornalista Emilio Mirante su LaVoce sottolinea come anche in  Italia obesità, fumo e sedentarietà non sono solo un problema di salute pubblica ma una voce di bilancio. L’ultimo rapporto Istat sui fattori di rischio fotografa una situazione critica: il 46,4 per cento degli adulti italiani è in eccesso di peso (soprattutto al Sud), il 18,6 per cento fuma (in misura inversamente proporzionale al reddito) e oltre 8 milioni di persone hanno un comportamento di consumo di alcol a rischio. La sedentarietà, pur in calo, riguarda ancora il 30,8 per cento della popolazione, circa 18 milioni di persone dichiarano di non svolgere alcuna attività fisica nel tempo libero, quasi il 50 per cento degli adulti con basso titolo di studio. Non si tratta di dati isolati: questi fattori, insieme al contesto socioeconomico di basso sviluppo, sono responsabili di circa il 60 per cento delle malattie croniche non trasmissibili: malattie cardiovascolari, tumori, diabete, patologie respiratorie. In economia si direbbe che si tratta di esternalità negative: comportamenti individuali il cui costo reale ricade sulla collettività in un sistema sanitario pubblico universale e non apporta alcun beneficio. Tradotto in termini individuali, ogni cittadino paga circa 289 euro l’anno di tasse aggiuntive per coprire i costi sanitari legati a obesità e sovrappeso. Una tassa occulta che non compare in nessun bollettino fiscale. Ben venga allora anche da parte del turismo ogni stimolo verso stili di vita più sani.

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