La Via Francigena insegna: I Nove Comandamenti

Perché serve farlo:
Si parla sempre di più di Cammini, e in Italia vi è stato addirittura dedicato un anno, il 2016.
Il Cammino deconcentra e delocalizza il turismo dalle mete principali e più affollate, consente di rivalutare territori altrimenti trascurati, di rimotivare comunità locali emarginate, di rilanciare economie in declino. Camminare fa stare bene con se stessi e con gli altri, fa bene ai pensieri e alla salute, riporta il centro dell’attenzione su cose che normalmente si tralasciano o non si vedono proprio, impone l’uso intenso dei sensi e della propriocezione.
E si parla molto di Francigena, come sa bene chi – come me – c’è dentro da decenni, e vede adesso iniziare a sbocciare i fiori che con tenacia ha coltivato. La Via Francigena non è una invenzione della modernità, è una tradizione che ritorna contemporanea. Le sue migliaia di chilometri, i suoi Paesi, le decine di regioni, le centinaia di comuni attraversati, i milioni di passi, di sassi, di alberi, i miliardi di fili d’erba sono solo un pezzetto del Mondo, ma una costola fondamentale d’Europa, prima, dopo e attraverso la Brexit. Sono un percorso di senso per chi ne vuole uno, sul territorio e nella propria vita.
Oggi intorno ai Cammini e alla Francigena c’è come un clima di amore, ma, citando una canzone, “l’amore ha i suoi comandamenti”

Come si fa:
Primo: bisogna sapere di che cosa si parla. Un Cammino non è solo un sentiero più o meno percorribile: è una suggestione storica di approccio e di fruizione del territorio, che trova nella sua gestione concreta e nella sua comunicazione la necessaria governance ed organizzazione. La Francigena è proprio questo, e tende sempre più a dare risposta completa ad una domanda crescente sia nei numeri che nella ampiezza delle richieste.
Secondo: bisogna crederci e non solo pensare di guadagnarci. Tutto nasce da una convinzione profonda, da una identificazione, non da una idea di business. Molti si agitano pensando di lucrare su progettazione o risorse pubbliche o di vendere pacchetti turistici. È tutto possibile, ma non è l’anima della cosa.
Terzo: bisogna essere realisti, non illudersi. Non tutti hanno un Cammino sotto casa, e la stessa Francigena passa in molti luoghi, ma non in tutti. Alla base ci deve essere un’analisi rigorosa, fatta da esperti, riconosciuta dal Consiglio d’Europa, vera Autorità in materia.
Quarto: bisogna essere onesti, non illudere, non millantare. Molti (dicono) che questa è la panacea di tutti i mali, e magari raccontano ai turisti e ai camminanti le meraviglie del loro Cammino. Ma le promesse vanno mantenute, altrimenti tornano indietro come boomerang, e fanno male.
Quinto: bisogna copiare, non scimmiottare. Il Genio è chi copia capolavori, non chi li imita. Ci sono già eccellenti segnaletiche, manualistiche, Vademecum dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, tracciature fatte professionalmente, cartografie utili, e così via. Meglio prenderle, che far finta di reinventarle. Meglio chiedere consiglio a noi che lo facciamo con il riconoscimento dell’Europa, e che siamo sempre pronti a trasferire tutte queste conoscenze.
Sesto: bisogna fare rete e non credersi gli unici. I pellegrini, i camminanti, i turisti – come tutti noi – non sopportano una proposta risicata. Si deve proporre un grande paniere di possibilità, un reticolo di strade, una suggestione per ogni tasca, per ogni stato fisico, per ogni bisogno soggettivo, solo così si riesce a rispondere davvero alla passione divorante del camminare.
Settimo: bisogna lavorare, manutenere. Cammini e Francigena vivono solo se sono percorsi, agibili, vissuti, calpestati, “consumati”. Il tempo di crescita di un ramo di rovo è il parametro di riferimento da sfidare, anche se questo è spesso incompatibile con i ritmi e le esigenze di una amministrazione pubblica.
Ottavo: bisogna segnalare, indicare, informare, comunicare. Ogni Cammino parla di sé, la Francigena ha già milioni di followers, ma guai a spegnere la luce! La segnaletica deve essere sempre efficiente, le persone che vivono lì vicino devono essere in grado di dare indicazioni, i materiali ed i siti internet del territorio devono parlarne costantemente, nessuna opportunità di comunicazione deve andare perduta. Anche se meraviglioso, nessun prodotto si vende da solo…
Nono: anche qui bisogna fermarsi in tempo, consci dei propri limiti. I dieci comandamenti sono già stati scritti, e non da un uomo.
[1] “Un mondo d’amore”, 1967, portata al successo da Gianni Morandi

di Massimo Tedeschi (Presidente AEVF Associazione Europea Via Francigene www.viefrancigene.org)

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