L’AI sta mettendo in discussione anche una delle poche certezze dei nostri tempi recenti: per il lavoro le materie scientifiche vanno (andavano) meglio di quelle letterarie. Si è molto discusso sul ritardo femminile nelle lauree STEM, identificando in questo una delle cause del cosiddetto “soffitto di vetro” che inibisce alle donne parità di carriera e salariale. Adesso invece, secondo The Economist, i grandi laboratori di intelligenza artificiale assumono molti filosofi, e sono proprio i programmatori a essere nervosi all’idea che l’IA possa rubare loro il posto. All’inizio di quest’anno la Federal Reserve Bank di New York ha pubblicato dati che mostrano come i laureati in filosofia in America hanno maggiori probabilità di avere un impiego rispetto ai loro colleghi che hanno studiato informatica. Nel 2024 il 7% di chi aveva studiato informatica risultava disoccupato, contro appena il 5,1% dei filosofi. Molti di loro vengono assunti direttamente dalle stesse aziende di intelligenza artificiale, e gli accademici si starebbero trasferendo in massa verso il settore privato. Magari solo una chiacchiera estiva tutta da verificare, ma solo il fatto che se ne parli fa ben sperare: all’Intelligenza Artificiale bisognerà pure che qualcuno insegni l’educazione!




