ATTENTI AI LUOGHI COMUNI QUANDO SI PARLA DI TURISMO RELIGIOSO

Secondo ISTAT anche l’Italia – come altri Paesi sviluppati, ma più lentamente – sta vivendo un processo storico di secolarizzazione religiosa: un fenomeno che prevede la separazione tra istituzioni religiose e istituzioni secolari, il declino delle credenze e delle pratiche religiose e, infine, il confinamento della fede nella sfera privata. Questa tendenza coincide con quanto rilevato, negli ultimi anni, anche in termini di matrimoni, separazioni e divorzi. Ad inizio 2021, il 79,6% della popolazione residente in Italia risulta cristiano (in particolare il 74,5% cristiano cattolico); il 15,3% è ateo o agnostico e il 5,1% professa una religione non cristiana. Con il passare del tempo crescono gli atei o agnostici. Tra gli italiani, l’82,1% risulta cristiano (il 79,7% cristiano cattolico), il 16,2% ateo o agnostico e l’1,7% professa altre religioni. Tra gli stranieri residenti in Italia, il 51,8% risulta cristiano (28,8% ortodosso,17,7% cattolico), il 33,3% musulmano, il 4,5% è ateo o agnostico. Nel 2020, solo il 21% delle persone con più di 6 anni ha frequentato un luogo di culto almeno una volta a settimana; nel 2001 erano il 36%. Tra i cristiani cattolici, solo il 25,4% si professava praticante al 2016. È sempre più importante non confondere la pratica religiosa con la domanda di spiritualità e trascendenza.

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